Banca d’Italia: Rapporto annuale sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici

La Banca d’Italia ha pubblicato il proprio “Rapporto annuale sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici”. Permette di intuire, a parere di chi scrive, come la sostenibilità finanziaria sia legata sempre più a quella ambientale e quest’ultima, per gli operatori economici si basa anche sulla compliance rispetto al CBAM, deforestation due diligence, ESG e altro ancora.
Questo lavoro illustra i risultati dell’integrazione degli aspetti ambientali, sociali e di governo societario (environmental, social and governance, ESG) nella gestione degli investimenti della Banca d’Italia nel 2024. Tratta, inoltre, l’esposizione ai rischi climatici, in conformità con le norme di rendicontazione armonizzata dell’Eurosistema; inoltre, i rischi climatici costituiscono sempre più un elemento determinante dei rischi oggetto di piani assicurativi (vi veda ad esempio il dibattito intorno ai rischi catastrofali).
Il Rapporto annuale sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici” costituisce il frutto dell’impegno della Banca d’Italia nella applicazione della Carta degli investimenti sostenibili : (a) incoraggiare la diffusione di informazioni sui profili ESG da parte di imprese, intermediari e altri operatori del sistema finanziario; (b) pubblicare analisi e guide in materia di finanza sostenibile e comunicare periodicamente i risultati conseguiti sui profili ESG; (c) integrare gli indicatori ESG nella gestione degli investimenti e nei sistemi di misurazione e gestione dei rischi finanziari.
E’ molto interessante l’indicazione delle modalità con cui la Banca d’Italia incoraggia e stimola lo sviluppo sostenibile e il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi:
- incoraggiare la diffusione di informazioni sui profili ESG da parte delle imprese, degli intermediari e degli altri operatori del sistema finanziario;
- pubblicare analisi e guide in materia di finanza sostenibile e comunicare periodicamente i risultati conseguiti sui profili ESG, per favorire la diffusione della cultura della sostenibilità nel sistema finanziario e tra i cittadini;
- integrare gli indicatori ESG nell’allocazione degli investimenti e nei sistemi di misurazione e gestione dei rischi finanziari”
Parimenti, merita un’adeguata attenzione la descrizione dei “rischi legati al degrado della natura e alla perdita di biodiversità” per cui:
- “Il degrado della natura e la perdita di biodiversità possono influire sull’attività economica e mettere a rischio la stabilità del sistema finanziario. Le crescenti evidenze scientifiche sulla gravità e sulla velocità del declino del capitale naturale19 hanno dato impulso al processo negoziale della Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite e hanno portato i governi di circa 200 paesi all’approvazione del Global Biodiversity Framework (GBF) in occasione della conferenza COP15 di Montréal nel dicembre 2022. Questo accordo delinea alcuni obiettivi20 di breve e medio termine e sottolinea la necessità di migliorare la rendicontazione sui temi collegati alla biodiversità. Inoltre nel luglio del 2024 è entrata in vigore la direttiva europea sul ripristino della natura, che definisce alcune norme per contribuire a ricostruire gli ecosistemi degradati”.
- “I rischi finanziari connessi con la natura possono essere classificati, in maniera analoga a quelli climatici, in rischi fisici e di transizione. I primi sono relativi alle perdite economiche e finanziarie che derivano dal degrado della natura e dalla distruzione di biodiversità (ad es. per l’esaurimento delle acque dolci nel comparto agricolo); i secondi riguardano le possibili perdite derivanti dall’introduzione di nuove politiche e norme per la tutela della natura, dai cambiamenti tecnologici e dal mutamento della domanda”.