compliance e AEO

EUDR: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e la deforestazione

La due diligence prevista dal regolamento 2023/1115 da gennaio 2027 diverrà un elemento importante per la compliance delle aziende europee.

In estrema sintesi, questa forma di compliance è una disciplina di gestione delle filiere che incide su come le imprese conoscono, documentano e controllano l’origine dei prodotti che trattano: bovini, cacao, caffè, palma da olio, gomma, soia e legno; l’EUDR, in altre parole, trasforma gli adempimenti normativi in un sistema di compliance stabile, verificabile e realmente sostenibile per l’impresa.

Sarà possibile importare, esportare e cedere intraUE solo i prodotti che posseggono i seguenti requisiti:

(a) Sono esenti da deforestazione;

(b) Sono stati prodotti in conformità con la legislazione vigente del paese di produzione; e

(c) Sono coperti da una dichiarazione di dovuta diligenza (DDS).

Vale però la pena soffermarsi sui presupposti di questo regolamento e cioè il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la deforestazione: la compliance interna, il controllo della filiera e la capacità di monitorare la supply chain richiedono la consapevolezza delle ragioni ambientali poste alla base dell’EUDR.

Per quanto riguarda, il contrasto al cambiamento climatico oltre all’accordo di Parigi, più volte analizzato da Dogana Sostenibile, si devono citare i nuovi accordi di libero scambio e soprattutto la disciplina europea sul clima la quale stabilisce un obiettivo giuridicamente vincolante di emissioni nette pari a zero di gas serra (GHG) entro il 2050. Le istituzioni dell’UE e gli Stati membri sono tenuti ad adottare le misure necessarie a livello europeo e nazionale per raggiungere tale obiettivo, tenendo conto dell’importanza di promuovere l’equità e la solidarietà tra gli Stati membri. L’Intergovernmental Panel on Climate Change  ha dimostrato che bloccare la deforestazione equivarrebbe a fornire un importante contributo al limitare la crisi climatica che viviamo e che studiata da importanti report dell’ONU, FAO, IFAD, ILC. La deforestazione a sua volta favorisce la perdita della biodiversità e la nascita di eventi atmosferici ed ambientali estremi.

Invece, il degrado forestale rappresenta il  un declino progressivo delle funzioni forestali, causato da raccolta insostenibile che impoverisce benefici delle foreste, come legname e biodiversità. L’ISPRA così chiariva: “ le cause della deforestazione e del degrado delle foreste sono molteplici, di tipo diretto e indiretto, tra loro collegate, e spesso connesse alla povertà ed alla rapida crescita demografica nei paesi in via di sviluppo. Da un lato i governi di tali paesi, spesso per far fronte al proprio debito estero, sono costretti a intraprendere lo sfruttamento delle proprie risorse naturali; dall’altro lato le popolazioni locali si trovano nella necessità di procurarsi legna da ardere per la cottura degli alimenti e di sottrarre spazi alla foresta da destinare poi ad attività agricole per far fronte ai propri fabbisogni di cibo e fibre. Va inoltre sottolineato che si assiste a una diversificazione delle cause della deforestazione in termini geografici e, più in generale, a una loro stratificazione e concatenazione, ma con alla base molto spesso interessi commerciali legati allo sfruttamento delle risorse”.

Per approfondimento: A. Elia G.Giannusa Maggioli 2026 Guida operativa al Regolamento EUDR