circular economy,  compliance e AEO

Economia circolare e commercio internazionale: la WCO esamina le sfide legate all’origine dei beni riciclati e rigenerati

L’economia circolare rappresenta una leva strategica per promuovere modelli di produzione e consumo più sostenibili. La sua diffusione, tuttavia, non dipende soltanto dalla capacità di recuperare materiali e prolungare la vita utile dei prodotti, ma anche dall’esistenza di condizioni normative e commerciali che ne favoriscano la circolazione sui mercati internazionali.

In questo contesto, le amministrazioni doganali svolgono un ruolo importante nel facilitare gli scambi transfrontalieri e nell’assicurare la corretta applicazione delle disposizioni che regolano l’origine delle merci. Si tratta di una questione particolarmente rilevante per i beni riciclati e rigenerati, la cui qualificazione ai fini dell’origine preferenziale può presentare difficoltà interpretative e operative.

Il tema è approfondito dalla World Customs Organization (WCO), l’Organizzazione mondiale delle dogane, nel documento Study on Origin Determination of Remanufactured and Recycled Goods, pubblicato nel luglio 2026. Lo studio analizza il rapporto tra regole di origine, commercio internazionale ed economia circolare, evidenziando le criticità che possono ostacolare l’accesso dei beni circolari ai benefici tariffari previsti dagli accordi commerciali.

Beni riciclati e rigenerati: caratteristiche e differenze

Per comprendere la portata delle questioni esaminate dalla WCO, è utile distinguere tra beni riciclati e beni rigenerati, due categorie che contribuiscono alla riduzione degli sprechi e a un utilizzo più efficiente delle risorse, ma che si caratterizzano per processi produttivi differenti.

I beni riciclati sono ottenuti attraverso il recupero e la lavorazione di materiali che altrimenti sarebbero destinati allo smaltimento. Tali materiali vengono trasformati in materie prime secondarie o incorporati nella produzione di nuovi beni, contribuendo a ridurre il ricorso alle risorse vergini.

I beni rigenerati, invece, derivano da prodotti precedentemente utilizzati, usurati o non funzionanti, sottoposti a processi industriali di smontaggio, pulizia, verifica, riparazione e sostituzione dei componenti necessari. L’obiettivo è ripristinarne la funzionalità e le prestazioni secondo specifiche tecniche definite, prolungandone la vita utile e riducendo la necessità di produrre beni nuovi.

Entrambi i processi possono contribuire allo sviluppo di modelli produttivi più sostenibili. Affinché tali benefici possano estendersi anche al commercio internazionale, è tuttavia necessario che i beni interessati possano essere identificati e trattati in modo coerente nell’ambito delle discipline commerciali applicabili.

Il ruolo delle regole di origine negli accordi commerciali

Uno degli aspetti centrali affrontati dallo studio riguarda la determinazione dell’origine preferenziale dei beni riciclati e rigenerati.

Le regole di origine contenute negli accordi di libero scambio consentono di stabilire se una merce soddisfi le condizioni necessarie per beneficiare delle preferenze tariffarie previste dall’accordo. La loro applicazione ai beni circolari può tuttavia risultare complessa, soprattutto quando le disposizioni non contemplano espressamente le caratteristiche dei processi di riciclo e rigenerazione.

La difficoltà deriva, tra l’altro, dalla necessità di individuare i criteri con cui valutare l’origine dei materiali utilizzati, le lavorazioni effettuate e il contributo delle diverse fasi produttive alla realizzazione del bene finale.

In assenza di disposizioni sufficientemente chiare, gli operatori economici possono incontrare incertezze nella qualificazione delle merci e nella predisposizione della documentazione necessaria a dimostrarne l’origine. Ne possono derivare maggiori oneri amministrativi e difficoltà nell’accesso ai vantaggi tariffari, con possibili ripercussioni sulla competitività dei beni riciclati e rigenerati nei mercati internazionali.

Lo studio della WCO richiama quindi l’attenzione sull’opportunità di rendere le regole di origine e le relative pratiche operative maggiormente coerenti con le specificità dei modelli produttivi circolari. La questione non riguarda soltanto la classificazione dei beni, ma anche la capacità di documentare e verificare in maniera affidabile il percorso dei materiali e le trasformazioni subite.

Le raccomandazioni della WCO per favorire gli scambi di beni circolari

Per superare le criticità individuate, la WCO evidenzia diverse possibili direttrici di intervento, volte a rafforzare la trasparenza delle filiere e a facilitare l’applicazione delle regole di origine.

Tra gli strumenti che possono essere presi in considerazione rientrano:

  • Tracciabilità dei materiali: sviluppare sistemi in grado di documentare il percorso dei materiali, dalla raccolta fino alla realizzazione del prodotto finale, anche attraverso strumenti quali la separazione fisica, il bilancio di massa o la miscelazione controllata, ove appropriati.
  • Documentazione dell’origine dei materiali: definire requisiti chiari per i materiali in ingresso e assicurare la conservazione di registrazioni attendibili sulla provenienza degli scarti e dei rifiuti, distinguendo, quando necessario, tra fonti pre-consumo e post-consumo.
  • Certificazioni e verifiche indipendenti: ricorrere, ove opportuno, a standard e certificazioni di terze parti per attestare il contenuto riciclato, le caratteristiche del prodotto e la conformità ai requisiti applicabili.
  • Sviluppo di standard tecnici: valutare l’elaborazione di specifiche e criteri condivisi che agevolino l’identificazione dei beni rigenerati e la verifica delle loro caratteristiche, nel rispetto delle disposizioni tecniche e di sicurezza pertinenti.
  • Cooperazione internazionale: promuovere lo scambio di esperienze e buone pratiche tra i membri della WCO, con l’obiettivo di favorire approcci più coerenti alla determinazione dell’origine dei beni riciclati e rigenerati.

Un ulteriore ambito di riflessione riguarda il possibile ricorso a misure di trattamento preferenziale a sostegno dei beni circolari. Laddove previste e compatibili con gli impegni commerciali applicabili, tali misure potrebbero contribuire a ridurre gli ostacoli agli scambi e a rendere più conveniente la commercializzazione di prodotti ottenuti mediante riciclo o rigenerazione.

La loro efficacia dipenderebbe, tuttavia, dalla presenza di criteri verificabili e di procedure adeguate a prevenire dichiarazioni inesatte e ad assicurare un’applicazione uniforme delle disposizioni.

Un’opportunità per le imprese e le amministrazioni doganali

Le questioni esaminate dalla WCO assumono particolare rilevanza in una fase in cui le imprese sono chiamate a integrare obiettivi di sostenibilità nelle proprie strategie produttive e commerciali.

Per gli operatori economici, la possibilità di dimostrare in modo affidabile l’origine dei beni e la provenienza dei materiali impiegati può diventare un elemento importante nella gestione delle esportazioni e nell’accesso ai benefici previsti dagli accordi di libero scambio. La tracciabilità e la qualità della documentazione assumono pertanto un ruolo che va oltre la mera gestione amministrativa, incidendo sulla prevedibilità e sull’efficienza delle operazioni commerciali.

Per le amministrazioni doganali, la sfida consiste nel conciliare la facilitazione degli scambi con la necessità di verificare il rispetto delle condizioni previste dalle normative applicabili. Disposizioni più chiare, strumenti di controllo adeguati e una maggiore cooperazione internazionale possono contribuire a ridurre le incertezze e a rendere più agevole la gestione delle merci circolari.

Questi obiettivi si inseriscono nel più ampio quadro dello sviluppo sostenibile promosso dalle Nazioni Unite attraverso l’Agenda 2030, in particolare con l’Obiettivo 12, dedicato alla promozione di modelli sostenibili di consumo e produzione.

Conclusioni

Il documento della WCO evidenzia come lo sviluppo dell’economia circolare richieda un’evoluzione non soltanto dei processi produttivi, ma anche degli strumenti normativi e operativi che disciplinano il commercio internazionale.

La maggiore chiarezza delle regole di origine, il rafforzamento dei sistemi di tracciabilità e la diffusione di standard verificabili possono contribuire a superare alcune delle difficoltà che interessano i beni riciclati e rigenerati. Parallelamente, il confronto tra amministrazioni doganali e operatori economici può favorire l’individuazione di soluzioni coerenti con le caratteristiche delle filiere circolari.

L’obiettivo è creare condizioni che consentano ai beni riciclati e rigenerati di partecipare più efficacemente agli scambi internazionali, sostenendo un utilizzo più efficiente delle risorse senza compromettere la corretta applicazione delle regole commerciali. In questa prospettiva, la determinazione dell’origine non costituisce soltanto un adempimento doganale, ma un elemento da considerare nella costruzione di catene globali del valore maggiormente sostenibili e competitive.